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PD nel caos: “Questa raffigurazione del PD in provincia mi ferisce”

Lodolini si rimbocca le maniche e indica alcune direzioni di marcia

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Emanuele Lodolini

“In questi giorni si è parlato molto (e male) del PD nella provincia di Ancona. Grande clamore attorno ad alcuni casi. Ovvio. Non giustifico. Questa raffigurazione del PD in provincia mi ferisce essendone stato il primo Segretario provinciale. Un ruolo bellissimo, che tanto mi ha dato, al quale tanto ho dato e che bisogna sempre provare ad interpretare al meglio. Con umiltà. Ovviamente non mi sfugge certa strumentalità che utilizza metodi di lotta politica che mai avrei pensato potessero essere praticati in una comunità che si chiama democratica. Per non parlare poi del tentativo di mettere gli uni contro gli altri. In momenti come questi, aldilà della mediocrità e di mezzucci, bisogna provare ad alzare lo sguardo e ad indicare alcune direzioni di marcia.

1. Bisogna rilanciare il Pd in provincia e il nostro ruolo in ambito regionale;
2. L’ attuale forma partito, con i suoi riti e correnti che replicano in peggio i riti dei vecchi partiti del 900, va ripensata;
3. Gran parte dei cittadini oggi considera i partiti come strumenti del passato ma guardano con interesse al futuro e ai grandi temi come lavoro, ambiente, salute, volontariato. Dunque non hanno disinteresse per la politica. C’è n’è abbastanza per una riflessione di fondo su forme partecipative che dovremmo iniziare a sperimentare tenendo conto dell’impatto dei Social network e senza rinunciare ai luoghi fisici del confronto. Le forme partecipative e di adesione sono, nei partiti di oggi, molto ristrette e talvolta non sempre trasparenti;
4. È il momento di una nuova generazione. Non lo dico per giovanilismo. Per interpretare il tempo nuovo che stiamo vivendo. Ma questa nuova generazione, secondo me, ha un compito: unirsi sulle idee e su un progetto al di là delle differenze di corrente. Non dividersi o farsi la guerra.

L’autonomia di pensiero e di un progetto per il territorio, che nasca dalla specificità dei problemi e delle potenzialità, si costruisce sulla politica e sull’apertura del Pd. Dire e fare questo comporta decisioni irrituali, sfide, atti anche di rottura verso una certa ritualità interna. Se i giovani dirigenti che avanzano e si propongono con umiltà fonderanno la loro forza sulle idee prima che sulle carriere (legittime ma vengono di conseguenza) e compiranno una rottura vera faranno un bene a sé stessi, al PD e al territorio che non potrà risollevarsi senza un progetto politico e partecipativo nuovo. Penso che quanti si richiamano a Renzi dovrebbe essere motore di questo aprendosi al confronto, nella chiarezza degli obiettivi e nel sostegno a Renzi stesso. La nostra provincia può essere il laboratorio. Io ci credo e sono convinto che ce la possiamo fare. Per tornare protagonisti da noi è nelle Marche. Perché siamo la provincia di Ancona”

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