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Stupro: l’aspetto fisico di chi denuncia deve essere “irrilevante” per i giudici

Le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza emessa ad Ancona che aveva fatto discutere

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Rese note ieri, 9 aprile, le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha annullato il verdetto di assoluzione nei confronti di due peruviani di 25 anni, che qualche anno fa in un parco di Ancona avrebbero abusato di una giovane connazionale.


I tre si sarebbero conosciuti a Senigallia dove frequentavano una scuola serale.

La Corte di Appello di Ancona nel 2017 aveva annullato la condanna in primo grado per i due peruviani, a 5 e 3 anni, con una sentenza che aveva fatto discutere, determinando il ricorso della Procura generale di Ancona.

Era stata evidenziata la “mascolinità”della ragazza che aveva denunciato lo stupro.

Ed ora la Cassazione, nell’annullare la decisione e rimandare il processo alla Corte d’Appello, stavolta però di Perugia, ha sottolineato che i giudici nel 2017 avrebbero mostrato una “incondizionata accettazione” della tesi della difesa dei due imputati, basata su un rapporto pienamente consenziente.

Soprattutto la Cassazione ha preso le distanze del linguaggio usato dai giudici di secondo grado: nelle motivazioni della sentenza depositate ieri, l’aspetto fisico di una donna che si dichiara vittima di stupro deve essere “irrilevante” e si tratta di un “elemento non decisivo” per valutare la credibilità di chi denuncia.

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