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I gesti portafortuna diffusi in tutta Italia

La mappa della scaramanzia

Coccinella portafortuna

Il rapporto degli italiani con la ‘buona sorte’ passa da sempre e per una tradizione centenaria attraverso alcuni piccoli grandi gesti scaramantici, i quali nell’intera nazione sono riconosciuti e correntemente messi in pratica anche in modo involontario.

Il vecchio e popolare detto ‘non è vero ma ci credo’ può essere infatti applicato a una miriade di distinte situazioni: tra queste senza dubbio ci sono quelle relative alla sfera lavorativa e a quella familiare ma non solo. Si tratta di credenze irrazionali, che però si iniziano ad assorbire fin dalla giovane età ed entrano velocemente a far parte di qualsiasi momento di socializzazione.

Da bambini già si incrociano le dita appoggiando la letterina di Babbo Natale davanti al camino, sperando di ricevere il regalo perfetto, con il passare degli anni poi quello stesso gesto si ripete quando l’Italia tira un rigore ai mondiali di calcio oppure durante un mano a blackjack dal vivo. Non ci sono riscontri reali, che giustifichino tali comportamenti, eppure la tentazione è quella di fare comunque una prova perché tanto – si dice – ‘non costa nulla’. La sensazione, in caso contrario, sarà infatti quella di aver sfidato la sorte senza paracadute e con il timore che – piuttosto che un colpo di fortuna – possa capitare qualcosa di brutto. La volontà di ingraziarsi (in un modo o nell’altro) la buona sorte viaggia su molti binari diversi. Ci sono persone che

spesso traggono comunque un indiretto beneficio dalla superstizione, che in qualche modo incanala la fiducia in loro stesse: ‘attivare’ il gesto scaramantico consentirebbe cioè di fare maggiore affidamento sulle proprie possibilità, con un meccanismo di controllo delle ansie.

La mappa della scaramanzia

Spesso e volentieri queste popolari credenze sono legate al Sud Italia. La più nota e celebre è probabilmente quella del ‘corno rosso’ portafortuna. Che lo teniate nel mazzo insieme alle chiavi di casa, dell’auto e dell’ufficio o lo indossate come pendente di collane e orecchini probabilmente non vi farà vincere a blackjack dal vivo ma vi aiuterà a sentirvi più al riparo dalla mala sorte. La storia della genesi di questo simbolo è davvero antichissima e affonda le sue radici oltre tremila anni a.C., quando le corna degli animali erano già ritenute un amuleto fortunato e venivano appese vicino alle case per ingraziarsi la fortuna (il colore venne aggiunto molto dopo). Anche il ferro di cavallo è legato al mondo degli animali e veniva appeso per scacciare sfortuna e malocchio. E’ connesso pure al popolare detto ‘toccare ferro’.

Abbiamo già accennato al gesto di incrociare le dita, ovvero una specie di interruttore che inizialmente serviva a richiamare a sé il positivo influsso di qualche divinità. Senza dimenticare una vera e propria icona, quella del quadrifoglio (da trovare, rigorosamente, nascosto in un campo di trifogli). Infine ecco un altro rappresentante del mondo animale, ovvero la coccinella. Piccola e delicata, questo insetto rosso con le macchie nere simboleggia l’arrivo di una improvvisa felicità ed è messaggero universalmente riconosciuto di buona fortuna. I suoi puntini, in genere 7, offrono anche l’idea per un numero fortunato.

Redazione Ancona Notizie
Pubblicato Mercoledì 12 febbraio, 2020 
alle ore 7:01
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