Jesi, decretato lo sfratto per morosità per l’antenna Inwit installata in zona Zipa
La decisione è stata presa dal Tribunale di Ancona su richiesta dell'amministrazione comunale

Il giudice del Tribunale di Ancona ha convalidato lo sfratto per morosità dell’antenna installata da Inwit al parco divertimenti della Zipa, condannando la stessa società al pagamento di 5.900 euro per canoni di locazione scaduti al mese di giugno 2026, oltre ai canoni a scadere successivamente e fino all’esecuzione dello sfratto.
Accolta in pieno la richiesta del Comune per risolvere definitivamente una controversia – legata al regolare pagamento del canone* – che si trascinava ormai da diversi anni.
L’Amministrazione comunale prende positivamente atto del pronunciamento del giudice e ricorda che è ancora aperta con la stessa società Inwit, la questione dell’impianto di Via dei Merciai, rispetto alla quale è in vigore l’ordinanza del sindaco che vieta temporaneamente l’installazione di ripetitori. La prima diatriba giudiziale si risolve quindi in favore dell’Ente Comunale e l’obiettivo di fondo resta sempre lo stesso: dare continuità alle interlocuzioni con i soggetti interessati al fine di ricondurre tutte le vicende pendenti in armonia con il piano generale delle antenne condiviso e poi approvato dal Consiglio comunale.
Tutto era nato dalla riforma del Canone unico patrimoniale del 2021 quando la legge stabilì che per le occupazioni di impianti per la telefonia mobile su aree demaniali il versamento fosse di 800 euro annuali. Somma che la Inwit ha cominciato a versare dall’anno successivo, in violazione al contratto di affitto che la legava al Comune dal 2019, laddove il canone era fissato a 5 mila euro annuo e tale sarebbe dovuto rimanere anche dopo la riforma suddetta, essendo l’area interessata dall’occupazione dell’antenna non demaniale, ma appartenente al patrimonio disponibile del Comune.
Dopo i solleciti e la messa in mora senza ricevere riscontro, il Comune ha citato in giudizio Inwit ottenendo dal Tribunale l’emissione di un decreto ingiuntivo a cui la società si è opposta ma senza esito, così che il Comune ha ottenuto il versamento di quanto dovuto, pari a circa 14 mila euro comprensivo di spese ed interessi, relativo agli anni 2022 (in parte), 2023 e 2024.
Ma il mancato pagamento dell’intero canone si è ripetuto anche per le scadenze del 2025 e per la prima scadenza del 2026. Fatto questo che ha determinato la decisione del Comune di chiedere (ed ottenere) lo sfratto di morosità, oltre al pagamento dei canoni scaduti.


















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