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Come rendere speciale la tavola con la giusta mise en place

L'equilibrio tra estetica e funzionalità. I bicchieri nella mise en place

Tavola apparecchiata, mise en place

Apparecchiare la tavola in modo speciale è un gesto che indica amore e rispetto per l’ospite e che in qualche modo rende felice anche il padrone di casa.

Quando si deve apparecchiare la casa per una cena oppure un evento bisogna studiare una mise en place con i giusti elementi.

La mise en place non riguarda soltanto la disposizione corretta di piatti e posate, ma è un insieme armonico di scelte estetiche e funzionali che trasformano un pasto in un’esperienza.

Saper orchestrare colori, materiali e proporzioni consente di dare carattere anche a una cena semplice, rendendo speciale un momento di convivialità.

 

L’equilibrio tra estetica e funzionalità

Il primo passo è comprendere che la tavola non è un palcoscenico statico, bensì un ambiente in cui gli oggetti devono risultare belli ma anche comodi da usare. Una tovaglia ben stirata, le stoviglie in proporzione agli spazi, l’alternanza equilibrata di vuoti e pieni: sono accorgimenti che creano ordine visivo e allo stesso tempo permettono agli ospiti di muoversi con naturalezza.

Scegliere i colori giusti, magari accostando neutri e tonalità più decise nei dettagli, consente di personalizzare senza eccessi. Anche i materiali hanno il loro peso: un sottopiatto in vetro, legno o ceramica smaltata può diventare il punto focale da cui prende vita l’intera composizione.

 

Il ruolo dei bicchieri nella mise en place

Se le posate e i piatti rappresentano la struttura portante, i bicchieri sono la parte più espressiva della mise en place.

Trasparenti, sottili e al tempo stesso resistenti, non servono soltanto a contenere il vino, ma influiscono sull’esperienza sensoriale.

Un vino degustato in un bicchiere inadatto perde parte della sua identità: il profumo si disperde, i sapori risultano smorzati, la percezione della freschezza viene alterata.

Per questo motivo, anche in una cena domestica, vale la pena investire in un set di calici da vino di qualità. Non occorre riempire la credenza di decine di forme diverse: bastano pochi modelli ben scelti. Un calice ampio, panciuto, è perfetto per i vini rossi di corpo, mentre i bianchi richiedono bicchieri più slanciati, in grado di preservarne la freschezza aromatica.

 

Bicchieri da vino: riconoscere le differenze

Il bicchiere da vino rosso si distingue per la coppa larga che favorisce l’ossigenazione, permettendo al vino di sprigionare tutta la gamma aromatica. Un Bordeaux glass, alto e capiente, è indicato per i rossi strutturati come Cabernet Sauvignon o Merlot; mentre il Burgundy glass, più tondeggiante e con imboccatura ampia, si addice a vini eleganti e complessi come il Pinot Nero.

Per i bianchi, invece, si preferiscono calici più piccoli e sottili. La coppa meno ampia riduce il contatto con l’ossigeno, preservando freschezza e profumi delicati.

Un calice standard da bianco è ideale per vitigni come Chardonnay non barricato, Sauvignon o Vermentino, mentre per vini più aromatici, come Gewürztraminer e Moscato, è consigliabile un calice leggermente più ampio che consenta di apprezzarne la complessità olfattiva.

 

Il fascino dei flute: la verticalità che valorizza le bollicine

Quando si parla di spumanti e champagne, il flute è il protagonista indiscusso. La sua forma allungata e slanciata ha una funzione ben precisa: preservare la persistenza delle bollicine, mantenendo più a lungo la vivacità del perlage. La colonna di bollicine che si sviluppa lungo il calice non è soltanto spettacolare dal punto di vista estetico, ma accompagna anche la percezione gustativa, esaltando freschezza e mineralità.

Negli ultimi anni, accanto al flute classico, si è diffuso l’uso del calice a tulipano per gli champagne più complessi e il metodo classico italiani come Franciacorta o Trento DOC.

La forma leggermente panciuta permette una maggiore ossigenazione, liberando profumi evoluti e rendendo la degustazione più completa. In una mise en place curata, alternare flute e calici a tulipano consente di distinguere i diversi momenti della serata, riservando i flute all’aperitivo e i tulipani alle bollicine che accompagnano tutto il pasto.

 

Disporre i bicchieri a tavola: regole e armonia

Una tavola ben apparecchiata richiede ordine anche nella disposizione dei bicchieri. La regola classica prevede che siano collocati in alto a destra rispetto al piatto, leggermente inclinati in diagonale. Si parte dall’acqua, con il bicchiere più grande, seguito dal calice da vino rosso, quello da vino bianco e infine il flute o il calice da spumante.

Tuttavia, la rigidità assoluta può lasciare spazio all’armonia visiva: in contesti informali è possibile ridurre il numero dei bicchieri, scegliendo con cura solo quelli realmente necessari al menù. Meglio pochi elementi, ma disposti con eleganza, piuttosto che un eccesso di vetri che confonde e appesantisce.

 

Coerenza tra menù e mise en place

La tavola non deve essere un’esibizione fine a sé stessa, ma il riflesso di ciò che verrà servito. Se il menù prevede piatti a base di pesce, un set di calici da bianchi e flute è sufficiente; se invece si articola in portate più strutturate, con carni rosse e formaggi stagionati, è necessario prevedere bicchieri adeguati ai rossi.

La coerenza è ciò che trasforma un pranzo o una cena in un’esperienza piacevole e fluida. Un ospite che trova il bicchiere giusto per ogni portata percepisce attenzione, cura, senso dell’ospitalità. Ecco perché i bicchieri, insieme alle posate, sono forse l’elemento più rivelatore del grado di raffinatezza di una mise en place.

 

Aggiungi dei dettagli personali

La tecnica e le regole sono importanti, ma ciò che rende davvero speciale una tavola è la capacità di aggiungere dettagli personali. Può essere un segnaposto scritto a mano, una candela profumata che richiama la stagione, un tovagliolo piegato con creatività. Anche i bicchieri, scelti in vetro colorato o con lavorazioni artigianali, possono diventare parte del racconto estetico, senza tradire la loro funzione. Una mise en place riuscita, infatti, non si limita a rispettare regole codificate: le interpreta con sensibilità, unendo funzionalità ed espressione.

Articolo Pubbliredazionale
Pubblicato Martedì 26 agosto, 2025 
alle ore 19:32
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