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Spaccio di stupefacenti tra le Marche e la Romagna, in manette quindici persone

L'operazione "Bistrot" è stata finalizzata dai Carabinieri nelle prime ore della mattinata di mercoledì 28 aprile

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Carabinieri

Portata a termine alle prime luci dell’alba di mercoledì 28 aprile l’operazione “Bistrot“, condotta dai Carabinieri del comando provinciale di Ancona in collaborazione con l’unità cinofila di Pesaro e del 5° Nucleo Elicotteri di Pescara.

In totale, i militari hanno eseguito 15 misure cautelari a carico di altrettanti soggetti risultati strettamente collegati al traffico di sostanze stupefacenti tra le province di Ancona, Rimini e Forlì-Cesena. Dall’avvio delle indagini, scattate nell’ottobre del 2019, sono stati circa 400 i capi d’imputazione formulati verso una quarantina di imputati.

Tutto ha avuto inizio nell’estate del 2019, quando i Carabinieri avevano arrestato K.Y., giovane tunisino poco più che maggiorenne il quale, insieme al suo connazionale italiano I.A., aveva dato vita a un’attività di spaccio molto remunerativa tra Falconara Marittima e Castelferretti.

I successivi accertamenti condotti dalle forze dell’ordine avevano permesso di ricostruire la catena d’approvvigionamento dei due ragazzi, che erano soliti rifornirsi regolarmente da un 33enne di origini marocchine residente ad Agugliano, E.F.A. le sue iniziali, il quale a sua volta attingeva considerevoli quantità di hashish da due suoi connazionali residenti ad Ancona e Cesena.

Parte dei proventi legati allo spaccio della sostanza stupefacenti in questione (ma anche di cocaina e marijuana) erano poi “ripuliti” mediante un negozio di abbigliamento gestito dalla moglie italiana di E.F.A., la 31enne anconetana P.J., scoperta che ha fatto scattare anche l’accusa di riciclaggio. In alcuni casi, inoltre, i membri del sodalizio criminale si erano resi responsabili di atti riconducibili all’estorsione, nel tentativo di incassare rapidamente dei crediti vantati nei confronti di loro clienti.

Su indicazione del Gip del Tribunale di Ancona, i Carabinieri hanno applicato la custodia cautelare in carcere per quattro individui; altri nove sono invece stati posti agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre per due appartenenti al gruppo è stata invece decretato l’obbligo di dimora nei loro Comuni di residenza.

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